Vendere su eBay ha ancora senso nel 2026? La risposta breve è: dipende da cosa vendi. eBay non è più il mercato delle aste di vent’anni fa e non è nemmeno un Amazon in piccolo. È un marketplace che sta puntando con decisione su collezionismo, ricambi auto, moda di seconda mano ed elettronica ricondizionata, e che in Italia ha appena cambiato le regole per i privati. In questa guida ti spiego, con dati recenti e in base alla mia esperienza con i clienti, per chi conviene vendere su eBay, in quali settori e dove invece rischi di lavorare per niente.
Cosa è cambiato su eBay negli ultimi anni
Nel primo trimestre 2026 eBay ha chiuso con ricavi di 3,09 miliardi di dollari (+17%) e un volume di merce venduta di 22,2 miliardi (+14%), secondo l’analisi di Digital Commerce 360. Il dato che conta per un venditore è un altro: le categorie su cui eBay concentra gli investimenti, cioè collezionabili, ricambi auto, moda ed elettronica ricondizionata, insieme al recommerce tra privati valgono circa il 70% del volume totale. Nello stesso report la domanda in Europa viene descritta come più difficile rispetto agli Stati Uniti, quindi i numeri americani vanno letti con cautela per il nostro mercato.
In Italia, dal 1° settembre 2026, eBay ha azzerato le commissioni sulle vendite concluse dagli utenti privati (restano 150 inserzioni gratuite al mese, poi 0,35 euro l’una). I venditori professionali restano invece alle condizioni business. Tradotto: la piattaforma vuole contendere l’usato a Vinted e Subito, e lo fa spostando parte dei costi sul compratore tramite la protezione acquisti. Per un negozio online questo significa più traffico di privati sul sito, ma anche più concorrenza di persone che vendono senza costi di commissione.
Quanto costa davvero vendere su eBay da professionista
Le tariffe ufficiali per i venditori professionali, pubblicate nella pagina eBay dedicata, prevedono una commissione sul valore finale che varia molto per categoria, più 0,35 euro per ordine. Alcuni esempi: 6,5% per i dispositivi tech, 8,5% per gli accessori tech, 11% per abbigliamento, libri, sport e home décor, 12,5% per i ricambi auto, 6,5% per le carte collezionabili fino a 990 euro (2% oltre). I Negozi eBay costano 24,95 euro al mese (Base), 49,95 (Premium) e 179,95 (Premium Plus). Dal 2 dicembre 2026 il costo di conversione valuta per i venditori italiani sale dal 3% al 3,25%.
Alla commissione vanno sommati spedizione, resi, eventuale pubblicità con le inserzioni sponsorizzate e il tempo di gestione. Prima di partire calcola il margine netto su un prodotto tipo, non sul prezzo di vendita. Se la commissione più i costi logistici supera la tua marginalità, eBay non è il canale giusto, per quanto grande sia il traffico.
Per chi conviene vendere su eBay
Dalla mia esperienza e dai dati sopra, eBay funziona soprattutto in questi casi:
- Collezionismo e oggetti da appassionati: carte, fumetti, monete, modellismo, orologi e articoli vintage. Qui eBay ha un pubblico che cerca proprio l’oggetto raro e accetta prezzi alti.
- Ricambi e accessori auto e moto: la ricerca per compatibilità è uno dei punti di forza della piattaforma, a patto di compilare bene i dati tecnici.
- Elettronica ricondizionata e usato garantito: dove il cliente cerca il risparmio e valuta la reputazione del venditore.
- Rimanenze, fondi di magazzino e outlet: un canale per smaltire stock senza svalutare il brand sul tuo sito.
- Chi vuole testare la vendita estera: con il sistema delle inserzioni internazionali puoi provare Germania, Francia e Regno Unito senza aprire un sito dedicato.
Dove eBay non conviene (o conviene meno)
Se vendi prodotti molto standardizzati, con margini bassi e molta concorrenza di prezzo, su eBay rischi di competere con venditori che abbassano i prezzi fino al limite. Lo stesso vale per i prodotti di marca che vuoi posizionare con un’immagine premium: il marketplace mette il tuo prodotto accanto a quello di tutti gli altri e riduce il controllo sul brand. Per l’alimentare fresco o i prodotti con forti vincoli di conservazione, la logistica diventa il primo ostacolo. E se hai un catalogo piccolo e poco differenziato, i costi fissi di un Negozio Premium difficilmente si ripagano.
Ricorda anche che il traffico di eBay non è tuo: se gestisci tutto l’acquisizione clienti su una piattaforma, sei esposto a cambi di regole e commissioni. Nel mio articolo su marketplace o e-commerce proprietario trovi come bilanciare i due canali.
eBay, Amazon e gli altri marketplace: come scegliere
Amazon è il canale per volumi e prodotti di marca con catalogo strutturato, ma ha costi pubblicitari e logistici più alti. eBay premia invece unicità, nicchia e usato, e permette un approccio più flessibile (aste, proposte di acquisto, inserzioni singole). Subito resta forte sul locale e sull’usato tra privati, mentre Temu e Shein sono un tema di prezzo più che di scelta. Per un confronto ampio ti rimando alla guida ai migliori marketplace del mondo, ai marketplace italiani e a quella sul vendere sui marketplace. Se invece vuoi aprire anche il canale Amazon, vedi la pagina apri negozio su Amazon.
Come partire senza sprecare tempo: i passi pratici
- Verifica la domanda: cerca su eBay i tuoi prodotti e guarda le inserzioni vendute, non solo quelle attive, per capire prezzi reali e concorrenti.
- Calcola il margine: commissione di categoria, 0,35 euro per ordine, spedizione, resi e pubblicità sponsorizzata.
- Parti con un catalogo ristretto: 20-50 prodotti ben fatti battono 500 inserzioni trascurate.
- Cura titoli, foto e dati tecnici: la rilevanza dipende da corrispondenza con le ricerche, completezza dell’inserzione e reputazione del venditore.
- Rispetta consegne e resi: tempi di evasione e feedback incidono sulla visibilità e sullo status di venditore.
- Valuta il Negozio solo dopo i primi mesi: abbonati quando il numero di inserzioni e il fatturato giustificano il canone.
Per chi vende anche oltre confine, ricordati di verificare gli aspetti fiscali e IVA con il tuo commercialista, in particolare il regime OSS che ho spiegato in questo approfondimento.
Errori da evitare
- Replicare su eBay lo stesso catalogo e gli stessi prezzi dello shop senza verificare i margini.
- Mettere foto e descrizioni copiate dal fornitore, uguali a quelle di decine di altri venditori.
- Inseguire il prezzo più basso invece di puntare su un’offerta chiara (ricondizionato certificato, garanzia, consegna rapida).
- Trascurare spedizioni e resi: sono la prima causa di feedback negativi.
- Dipendere da eBay come unico canale di vendita.
Domande frequenti
Conviene ancora vendere su eBay nel 2026?
Sì, se vendi collezionabili, ricambi, elettronica ricondizionata, usato o rimanenze di magazzino e hai margini che reggono le commissioni. Conviene meno per prodotti standard con prezzi molto compressi.
Quanto costa vendere su eBay come azienda?
Dipende dalla categoria: dal 6,5% a oltre il 12% sul valore finale, più 0,35 euro per ordine, e un eventuale Negozio da 24,95 euro al mese. Controlla sempre la pagina ufficiale delle tariffe perché cambia nel tempo.
Servono la partita IVA e un’attività registrata per vendere?
Se vendi in modo abituale e a scopo di profitto devi operare da professionista, con partita IVA. L’azzeramento delle commissioni riguarda solo i privati che vendono occasionalmente; per la tua situazione conferma con un commercialista.
Meglio eBay o Amazon?
Non sono alternative equivalenti. Amazon è più adatto a prodotti di marca con volumi, eBay a nicchia, usato e pezzi unici. Spesso la scelta migliore è un test su uno e un presidio ragionato sull’altro.
Vuoi capire se eBay fa per il tuo catalogo?
Ogni catalogo ha margini e logistica diversi. Se vuoi un parere concreto su quali marketplace aprire e con quali prodotti, trovi come lavoro alla pagina consulente e-commerce oppure puoi scrivermi dai contatti.






