Apri l’account dopo qualche settimana e trovi tre sorprese: una campagna con annunci dinamici che è stata convertita in un’altra cosa, titoli negli annunci che non hai scritto tu, una strategia di offerta che sposta il budget dove non te lo aspettavi. Non è un guasto: è l’intelligenza artificiale di Google Ads che lavora, e il punto non è se usarla ma dove lasciarle la mano libera. In questa guida ti do la mappa che uso negli account che gestisco: cosa delego all’algoritmo, cosa controllo ogni settimana e cosa non gli lascio toccare.
Dove l’AI lavora oggi in un account Google Ads
Dentro un account l’automazione non è una funzione sola, ma quattro livelli che si sovrappongono: le offerte (Smart Bidding), la copertura delle ricerche (broad match e AI Max), la creatività (testi generati e personalizzati) e le campagne a canali multipli come Performance Max. Ognuno ha un compito diverso e un modo diverso di sbagliare. Per questo ragionare per livelli è più utile che chiedersi in generale se “l’AI funziona”.
Una regola vale per tutti: l’algoritmo ottimizza ciò che gli fai vedere. Se la conversione che gli passi è un clic su un numero di telefono qualsiasi, imparerà a cercare clic su numeri di telefono. Prima di delegare qualsiasi cosa, verifica il tracciamento delle conversioni.
Smart Bidding: delega le offerte, non i dati
Le strategie di offerta automatiche sono la parte dell’AI più matura e quella dove delegare ha più senso. Ma funzionano solo se i dati sono buoni. La guida ufficiale sul value-based bidding indica requisiti concreti: almeno due valori diversi di conversione, che possono essere ricavi reali oppure valori di comodo come un punteggio del lead, e almeno 15 conversioni negli ultimi 30 giorni per usare il ROAS target.
Per un professionista o un’azienda B2B la conseguenza pratica è questa: se tutte le richieste di contatto valgono uguale, stai usando l’algoritmo a metà. Assegnare un valore diverso a un preventivo richiesto e a un cliente acquisito è spesso il passaggio che cambia di più. Google consiglia inoltre di caricare i valori per tre settimane o per uno o due cicli di vendita prima di attivare la strategia, e di non cambiare il target più volte dentro lo stesso ciclo.
Se vuoi approfondire quando conviene e quando brucia budget, ne parlo nella guida su Smart Bidding.
AI Max: tre funzioni da valutare una per volta
AI Max è un insieme di funzioni che si attiva dentro una campagna Search esistente. Secondo la pagina di assistenza di Google include tre componenti: la corrispondenza dei termini di ricerca (che unisce corrispondenza generica e tecnologia senza parole chiave), la personalizzazione del testo e l’espansione dell’URL finale, che manda l’utente alla pagina ritenuta più pertinente.
Google dichiara che gli inserzionisti che lo usano ottengono in media il 14% di conversioni o valore in più a parità di CPA o ROAS, ma il dato viene da analisi interne del 2025 su inserzionisti non retail: un’indicazione, non una promessa sul tuo account.
Il mio approccio è trattarle come tre interruttori e non come uno solo. L’espansione dell’URL, ad esempio, è attiva di default quando si aderisce ad AI Max e va disattivata a mano. Come riporta Search Engine Land, con quella funzione attiva l’AI può scavalcare gli asset bloccati. Se hai una landing page costruita con cura per una campagna, quello che ti serve è proprio il contrario: che l’utente atterri lì.
Nei report, la ricerca mostra AI Max come tipo di corrispondenza, con una colonna che indica la fonte (espansione generica o senza parole chiave), oltre a un rapporto sulle pagine di destinazione. Usali: sono lo strumento per capire se la copertura in più porta lead o solo traffico. Sulla disponibilità per Italia e sui singoli controlli le fonti che ho consultato non danno un elenco per Paese, quindi verifica nel tuo account che le opzioni compaiano prima di pianificare un test.
Annunci dinamici: il calendario da controllare adesso
Se nel tuo account esistono campagne con Dynamic Search Ads, c’è una scadenza che riguarda proprio te. Secondo la ricostruzione di PPC Land sull’annuncio di Google del 15 aprile 2026, gli upgrade volontari sono iniziati da quella settimana, mentre gli aggiornamenti automatici ad AI Max partono a settembre 2026, con il completamento atteso a fine mese e lo stop alla creazione di nuove campagne DSA.
Nell’aggiornamento automatico i gruppi di annunci dinamici diventano standard e le funzioni di AI Max vengono attivate con impostazioni che ricalcano quelle precedenti, che possono non coincidere con quelle che sceglieresti tu. Cosa faccio quando prendo in mano un account con campagne di questo tipo: apro la cronologia modifiche, controllo quali campagne sono state convertite, confronto i termini di ricerca prima e dopo e verifico che l’espansione dell’URL non porti traffico su pagine che non voglio.
Testi generati e personalizzati: controlla cosa viene pubblicato
Quelli che un tempo si chiamavano asset creati automaticamente oggi rientrano nella personalizzazione del testo. La guida di Google spiega che combina estrazione di frammenti dalla pagina e intelligenza artificiale generativa basata sui contenuti della landing, con una revisione degli asset almeno ogni 48 ore. Vengono mostrati quando Google prevede che funzionino meglio del testo caricato da te.
Il rischio è semplice: promesse, prezzi o formulazioni che non puoi sostenere. In settori regolati, come quello legale o sanitario, un titolo generato che suona come una garanzia può essere un problema serio. Controlla il rapporto sui dettagli degli asset e la colonna “Aggiunto da” per vedere cosa è stato pubblicato e con quali risultati. Se un testo non ti convince, disattiva la funzione per quella campagna.
Performance Max: più segnali, ma serve guidarla
Performance Max resta il punto in cui l’automazione è più spinta. Nelle novità raccontate dal blog di Google ci sono strumenti utili per orientarla: i temi di ricerca, una colonna nei termini di ricerca che mostra se la query viene dalla tecnologia senza parole chiave o da un tema che hai inserito, e le parole chiave negative a livello di campagna. Per chi parte da zero, la guida su Performance Max spiega come impostarla.
In un’attività di servizi locali o professionali io la considero un secondo passo: prima una Search solida, con parole chiave e negative sotto controllo, poi eventualmente un test controllato.
La mappa: cosa delego e cosa controllo
Ecco la sintesi che uso come promemoria quando imposto o rivedo un account.
| Area | Cosa delego | Cosa controllo io |
|---|---|---|
| Offerte | Aggiustamento in asta in tempo reale | Qualità e valore delle conversioni, target, cicli di vendita |
| Ricerche | Scoperta di query non previste | Report dei termini di ricerca, negative, qualità dei lead |
| Pagine | Scelta dell’URL più pertinente | Landing ammesse, URL da escludere, messaggio coerente |
| Testi | Varianti di titoli e descrizioni | Promesse, prezzi, tono, conformità del settore |
| Campagne multicanale | Distribuzione tra canali | Obiettivo, budget, segnali, esclusioni brand |
Checklist da 30 minuti per tenere l’AI sotto controllo
- Verifica che ogni conversione importata sia un’azione reale (non un clic generico) e che abbia un valore sensato.
- Controlla nella cronologia modifiche quali campagne sono state convertite in AI Max e quando.
- Apri il report dei termini di ricerca e filtra la fonte AI Max: segna i termini da escludere.
- Guarda il rapporto sulle pagine di destinazione: l’AI sta mandando traffico su URL che non vuoi?
- Leggi i testi aggiunti da Google nella colonna “Aggiunto da” e disattiva quelli non sostenibili.
- Confronta i lead con le richieste reali dei clienti, non solo i costi per conversione nell’interfaccia.
- Annota ogni modifica fatta, per capire dopo due cicli di vendita cosa ha funzionato.
Errori che vedo più spesso
L’errore più comune è attivare tutto insieme: AI Max, nuova strategia di offerta e testi automatici nella stessa settimana. Se i risultati cambiano, non sai a cosa attribuirlo. Procedi per esperimenti, una variabile alla volta, con un periodo di osservazione pari ad almeno un ciclo di vendita. Il secondo errore è valutare tutto dalle conversioni dichiarate da Google senza ascoltare il lato commerciale: se il telefono squilla ma i contatti non sono clienti, l’algoritmo ti sta dicendo che va tutto bene mentre il budget si disperde. Se parti da un account ereditato, comincia dall’audit dei primi sessanta minuti.
Domande frequenti
Conviene attivare AI Max su tutte le campagne Search?
No, conviene testarlo prima su una campagna con dati di conversione affidabili, tenendo spenta l’espansione dell’URL se hai landing specifiche, e confrontando i risultati con la versione precedente.
Posso evitare che Google generi testi per i miei annunci?
Sì, la personalizzazione del testo si può attivare o disattivare per campagna. Resta utile controllare comunque cosa è stato pubblicato.
Le campagne con annunci dinamici sono state cambiate?
Secondo le fonti consultate, gli aggiornamenti automatici ad AI Max erano previsti da settembre 2026 con completamento a fine mese. Controlla la cronologia modifiche del tuo account.
Se uso Smart Bidding, devo comunque guardare le offerte?
Sì, ma il lavoro si sposta: guardi la qualità delle conversioni, i valori assegnati e i target, non le singole offerte per parola chiave.
Vuoi una mano a mettere ordine?
Se vuoi capire cosa sta facendo l’automazione nel tuo account e dove conviene limitarla, scopri come lavoro con i servizi di Google Ads oppure prenota una consulenza: guardiamo insieme i dati reali.
Fonti: AI Max per campagne Search, Value-based bidding, Asset creati automaticamente, Novità Performance Max, PPC Land su DSA e AI Max, Search Engine Land su AI Max.






