“Mi serve la GEO o basta la SEO?” È una delle domande che ricevo più spesso da quando le risposte generate dall’AI sono entrate nella ricerca di tutti i giorni. GEO, cioè Generative Engine Optimization, AEO, LLMO, AIO: in pochi mesi il mio settore ha prodotto più sigle di quante ne servano, e chi ha un sito si chiede se deve rifare tutto da capo o se si tratta solo di marketing. In questa guida faccio ordine: cosa significano davvero, da dove arrivano, cosa dicono Google e OpenAI e cosa cambia, in concreto, nel lavoro su un sito.
Generative Engine Optimization: da dove nasce la sigla GEO
La sigla GEO non nasce in un’agenzia ma in un paper accademico. Nel novembre 2023 un gruppo di ricercatori guidato da Pranjal Aggarwal ha pubblicato su arXiv lo studio “GEO: Generative Engine Optimization”, in cui propone un metodo per aiutare chi crea contenuti a migliorare la propria visibilità nelle risposte dei motori generativi, cioè i sistemi che invece di una lista di link restituiscono una risposta scritta con le fonti citate.
Gli autori riportano che alcune strategie di ottimizzazione possono aumentare la visibilità nelle risposte generate fino al 40%, e sottolineano un punto che nei post sui social si perde quasi sempre: l’efficacia cambia molto da un settore all’altro. Già all’origine, quindi, la GEO non era una ricetta universale, ma un campo di sperimentazione.
Da lì il termine è passato al marketing, dove ha cominciato a indicare tutto ciò che serve per essere citati da AI Overview, AI Mode, ChatGPT, Perplexity e simili. Se vuoi capire come funzionano queste interfacce prima di entrare nelle sigle, ho spiegato il percorso dalla SERP classica ad AI Overview e AI Mode in un articolo dedicato.
AEO, LLMO, AIO e le altre: il glossario minimo
Le sigle si sovrappongono molto e nessuna ha una definizione ufficiale condivisa. Questa è la lettura che uso con i clienti, con il significato prevalente nel settore e quello che, secondo me, vale la pena trattenere.
| Sigla | Significato | Su cosa si concentra | Cosa trattenere |
|---|---|---|---|
| SEO | Search Engine Optimization | Farsi trovare, scansionare, indicizzare e scegliere dai motori di ricerca | Resta la base di tutto il resto |
| GEO | Generative Engine Optimization | Essere citati nelle risposte dei motori generativi | Utile come etichetta per un obiettivo, non come disciplina separata |
| AEO | Answer Engine Optimization | Dare risposte chiare a domande precise, nata ai tempi di featured snippet e assistenti vocali | Il lavoro sull’intento delle domande è più attuale che mai |
| LLMO | Large Language Model Optimization | Come i modelli linguistici rappresentano un brand, anche fuori dai motori di ricerca | Sposta l’attenzione su reputazione e menzioni |
| AIO / AI SEO | AI Optimization, AI Search Optimization | Termini ombrello per la visibilità nella ricerca con AI | Spesso sinonimi delle precedenti |
Come vedi, le differenze stanno più nel punto di osservazione che negli strumenti. Quando apro un progetto, la domanda che conta non è “facciamo GEO o AEO?”, ma “dove vogliamo comparire, per quali domande, e cosa ci impedisce oggi di farlo?”.
Cosa dice Google: per le funzioni AI della ricerca resta SEO
Sul fronte Google la posizione ufficiale è chiara. Nella guida “Optimizing your website for generative AI features on Google Search”, aggiornata il 10 luglio 2026, Google scrive che AEO e GEO descrivono il lavoro per la visibilità nella ricerca AI, ma che ottimizzare per la ricerca generativa significa ottimizzare per l’esperienza di ricerca, quindi è ancora SEO. Suggerisce anche di valutare i consigli di terze parti su AEO e GEO alla luce della propria documentazione.
I punti operativi della guida smontano parecchi miti che circolano:
- llms.txt e markup speciali: la ricerca Google non usa file llms.txt, file di testo per le AI o markup dedicati. Puoi tenerli per altri servizi, ma non influiscono sulla visibilità in Google.
- Contenuti a pezzetti: non serve spezzare le pagine in blocchi minuscoli, perché i sistemi di Google gestiscono più argomenti nella stessa pagina e non esiste una lunghezza ideale.
- Dati strutturati: non sono richiesti per le funzioni AI, ma restano utili per i risultati avanzati.
- Requisiti di base: la pagina deve essere indicizzata, idonea a mostrare uno snippet e conforme ai requisiti tecnici della ricerca.
Il fattore che Google indica come più influente nel lungo periodo è il contenuto “non commodity”: punti di vista originali, esperienza diretta, competenza reale, invece di informazioni generiche che si trovano ovunque. Nella stessa guida ricorda che produrre in massa pagine per inseguire ogni variante di una query può violare la policy sullo spam dei contenuti su larga scala.
Per la misurazione la guida rimanda al report sulle prestazioni delle funzioni di AI generativa in Google Search Console e mette in guardia dagli strumenti esterni che dichiarano di avere accesso a metriche interne di Google. Su come cambiano i collegamenti verso i siti dentro le risposte trovi un approfondimento nell’articolo sui link in AI Overviews e AI Mode.
Fuori da Google: ChatGPT, Perplexity e gli altri motori generativi
Il discorso si allarga quando guardiamo agli assistenti che non sono Google. Qui la parte tecnica conta parecchio, perché ogni piattaforma ha i propri crawler e le proprie regole. OpenAI, per esempio, nella documentazione sui suoi crawler distingue tre agenti:
- OAI-SearchBot serve a mostrare i siti nelle funzioni di ricerca di ChatGPT: chi lo blocca non compare nelle risposte di ricerca, salvo come semplice link di navigazione.
- GPTBot raccoglie contenuti che possono essere usati per addestrare i modelli: bloccarlo segnala che non vuoi contribuire al training.
- ChatGPT-User visita le pagine su richiesta di un utente e non decide l’inclusione nella ricerca.
Le impostazioni sono indipendenti: puoi permettere la ricerca e negare l’addestramento. OpenAI indica che le modifiche al robots.txt possono richiedere circa 24 ore per riflettersi nella ricerca. Nei siti che analizzo trovo ancora spesso blocchi messi anni fa “per sicurezza” che oggi escludono il sito proprio dagli assistenti in cui il cliente vorrebbe comparire: per questo il primo controllo che faccio è sul file robots.txt.
Ecco dove la sigla LLMO ha un senso pratico: un modello può parlare del tuo brand anche quando non cerca sul web in tempo reale, sulla base di ciò che ha appreso. In quel caso contano la coerenza delle informazioni su di te, le menzioni su fonti terze e la reputazione, temi che si legano al lavoro off-page e alla link building fatta bene.
Cosa cambia davvero nel lavoro SEO (e cosa no)
Se tolgo le etichette, il lavoro si sposta su alcuni punti precisi senza cambiare le fondamenta.
Non cambia: un sito che non viene scansionato o indicizzato non entra né nei risultati classici né nelle risposte generate. Architettura, velocità, contenuti utili e autorevolezza restano il prerequisito.
Cambia l’unità di misura: oltre alla posizione e al clic conta essere la fonte citata dentro una risposta. Questo porta a lavorare per domande e intenti, non solo per singole keyword, e a guardare con più attenzione i dati sulle funzioni AI in Search Console.
Cambia il peso dell’originalità: se l’AI può riassumere ciò che dicono tutti, ha bisogno di fonti che dicano qualcosa in più. Dati propri, esperienza sul campo, esempi reali e una firma riconoscibile valgono più di un altro articolo generico.
Cambia il perimetro: Google non è più l’unico posto dove le persone cercano. Bing, ChatGPT, Perplexity e gli altri hanno crawler e regole diverse, e vanno verificati uno per uno. Per chi deve impostare una strategia su più piattaforme ho descritto il mio approccio nella pagina sulla Search AI Intent Strategy, e un esempio concreto di come è cambiata la ricerca in Italia è nell’articolo su AI Mode dopo un anno.
Checklist: da dove partire senza inseguire le sigle
Questa è la sequenza che seguo quando un cliente mi chiede “la GEO”. Non richiede strumenti esotici e ha il vantaggio di migliorare anche la SEO tradizionale.
- Verifica che le pagine importanti siano indicizzate e idonee allo snippet (niente nosnippet o noindex dimenticati).
- Controlla nel robots.txt come tratti Googlebot, Bingbot, OAI-SearchBot e gli altri crawler di ricerca, separando ricerca e addestramento.
- Elenca le domande reali dei tuoi clienti e controlla se il sito ha una risposta chiara, completa e firmata per ciascuna.
- Individua i contenuti “commodity” che ripetono ciò che c’è ovunque e arricchiscili con esperienza, dati propri ed esempi.
- Rendi coerenti le informazioni sul brand (nome, servizi, sede, autori) sul sito e sulle fonti esterne.
- Imposta la misurazione: report sulle funzioni AI in Search Console e, separatamente, il traffico di riferimento dagli assistenti AI.
- Diffida di chi vende file magici, markup speciali o pacchetti “GEO” senza spiegare cosa cambia sul sito.
Domande frequenti
GEO e SEO sono la stessa cosa?
Per Google sì: la sua guida ufficiale considera l’ottimizzazione per le funzioni AI parte della SEO. La GEO è utile come nome per l’obiettivo di essere citati nelle risposte generate, soprattutto fuori da Google, ma poggia sulle stesse basi.
Devo creare un file llms.txt?
Per la ricerca Google no, perché Google dichiara di non usarlo. Se vuoi tenerlo per altri servizi non fa danni, ma non è una priorità rispetto a indicizzazione, contenuti e robots.txt.
Se blocco i bot AI sparisco da ChatGPT?
Dipende da quale bot blocchi. Per OpenAI è OAI-SearchBot a decidere la presenza nelle risposte di ricerca, mentre GPTBot riguarda l’addestramento: puoi bloccare il secondo e lasciare libero il primo.
Le sigle passano, il metodo resta
GEO, AEO e LLMO sono modi diversi di guardare lo stesso problema: far sì che quando qualcuno cerca, su Google o in un assistente AI, il tuo sito sia la fonte scelta. Il lavoro concreto resta fatto di accessibilità tecnica, contenuti originali, reputazione e misurazione onesta. Questo articolo è il punto di partenza della rubrica: i prossimi approfondimenti su citazioni, metriche e strumenti partiranno da qui. Se vuoi impostare questo lavoro sul tuo sito, trovi come lavoro nella pagina dedicata alla consulenza SEO.
Fonti: Google Search Central, Optimizing your website for generative AI features on Google Search; Aggarwal et al., GEO: Generative Engine Optimization (arXiv); OpenAI, Overview of OpenAI Crawlers.






