Dal 1° luglio 2026 importare dalla Cina (o da qualsiasi Paese extra-UE) costa di più. Ecco perché ti riguarda
Se vendi su Amazon e ti riforniresti — o ti sei mai rifornito — da fornitori extra-UE, oppure se semplicemente competi nel tuo settore contro venditori che spediscono direttamente dalla Cina, questa novità normativa ti tocca da vicino. Dal 1° luglio 2026 è caduta la storica franchigia doganale che esentava dai dazi le spedizioni extra-UE sotto i 150 euro. Al suo posto è arrivato un dazio forfettario di 3 euro per ogni singolo articolo, non per pacco. Vediamo cosa dice esattamente la norma, chi paga davvero, e soprattutto cosa cambia in concreto per chi vende su Amazon.
Cosa prevede la nuova norma
Il Regolamento (UE) 2026/382 ha abolito la franchigia doganale che, fino al 30 giugno 2026, esentava da dazi le importazioni extra-UE di valore intrinseco non superiore a 150 euro (l’IVA all’importazione, invece, era già dovuta su qualsiasi valore dal 2021, con il regime IOSS). Al posto della franchigia, per il periodo di transizione, si applica un dazio fisso semplificato:
- 3 euro per ogni articolo (non per spedizione) sulle vendite a distanza B2C da Paesi extra-UE, per merci di valore intrinseco fino a 150 euro
- Se più prodotti nello stesso pacco condividono la stessa classificazione doganale e sono dichiarati sulla stessa riga, il dazio resta 3 euro complessivi; se rientrano in categorie diverse, l’importo si moltiplica per riga doganale
- Misura temporanea: resterà in vigore fino al 1° luglio 2028, quando entrerà a regime l’EU Customs Data Hub e i dazi torneranno a essere calcolati in modo ordinario su valore, origine e classificazione della merce
Chi paga materialmente il dazio
Un punto importante da chiarire, perché genera confusione: il dazio non ricade automaticamente sul consumatore finale. La responsabilità segue un ordine gerarchico che coinvolge piattaforma, venditore o corriere coinvolto nella catena di importazione — e solo in via residuale il cliente finale. Nella pratica, però, la Commissione ha chiarito che nulla vieta di trasferire il costo a valle: la maggior parte dei venditori extra-UE lo integrerà nelle spese di spedizione o direttamente nel prezzo.
Una tabella per orientarsi rapidamente
| Data | Cosa cambia |
|---|---|
| Fino al 30/06/2026 | Franchigia doganale attiva: nessun dazio sotto i 150€, solo IVA all’importazione |
| Dal 01/07/2026 | Dazio UE di 3€ per articolo su spedizioni extra-UE B2C fino a 150€ |
| Dal 01/10/2026 | In Italia si aggiunge il contributo nazionale di 2€ per mini-pacco (rinviato dal governo per evitare la sovrapposizione con il dazio UE nei primi mesi) |
| Dal 01/11/2026 | Attesa anche una “handling fee” europea di gestione doganale, importo ancora da definire |
| Dal 01/07/2028 | Il forfait termina: entra a regime l’EU Customs Data Hub con dazi ordinari calcolati su valore, origine e classificazione reali |
Cosa significa per chi vende su Amazon: due scenari diversi
Scenario 1 — Importi stock da fornitori extra-UE per rivendere su Amazon
Se acquisti prodotti o componenti dalla Cina (o da altri Paesi extra-UE) per il tuo private label o per il rifornimento del tuo catalogo, il costo di approvvigionamento aumenta in modo strutturale. Non si tratta di un costo trascurabile se lavori con SKU numerosi e di basso valore unitario: 3 euro per articolo, moltiplicati su ordini di centinaia o migliaia di pezzi, incidono concretamente sul margine per unità. Il consiglio pratico è di ricalcolare il costo landed di ogni prodotto includendo il nuovo dazio e, se necessario, rivedere i listini — un lavoro che si collega direttamente a quanto trattato nella guida sulle strategie di prezzo.
Scenario 2 — Competi contro venditori extra-UE che spediscono direttamente ai clienti finali
Se invece produci o ti rifornisci in UE e finora hai sofferto la concorrenza di prezzo di venditori extra-UE che spedivano direttamente ai consumatori europei (pensiamo a Temu, Shein, AliExpress ma anche a singoli seller Amazon che spediscono dalla Cina), questa norma riduce il loro vantaggio di prezzo. È un’opportunità concreta soprattutto nei settori più esposti alla concorrenza di prodotti extra-UE a basso costo: ricambi, ferramenta, utensili, accessori per la casa, componentistica.
Cosa fare in pratica da subito
✅ Checklist operativa
- Se importi da fornitori extra-UE, ricalcola il costo landed di ogni SKU includendo il dazio di 3€/articolo
- Verifica come il tuo spedizioniere o il tuo fornitore extra-UE sta gestendo la dichiarazione doganale (per riga o per categoria merceologica)
- Allinea i dati del tuo gestionale — descrizioni prodotto, codici, valori dichiarati — con quanto dichiarato in dogana: eventuali disallineamenti espongono a controlli
- Aggiorna i tuoi listini Amazon tenendo conto dell’aumento dei costi di approvvigionamento, non solo per i nuovi ordini ma anche per lo stock già in transito
- Segna in agenda le prossime scadenze: contributo italiano da 2€ (1° ottobre 2026) e handling fee europea (1° novembre 2026)
⚠️ Errori da evitare
- Non confondere questo dazio con l’IVA all’importazione: sono due voci distinte, entrambe dovute
- Non dare per scontato che “3 euro a pacco” sia sempre il totale: se il pacco contiene più categorie merceologiche, l’importo si moltiplica
- Non aspettare fatture o solleciti per accorgerti dell’impatto sui margini: ricalcola prima di piazzare il prossimo ordine ai fornitori
Un tassello nel quadro più ampio dei dazi 2026
Questa novità europea si aggiunge a un contesto già complesso per chi vende internazionalmente su Amazon, con i dazi USA che stanno impattando parallelamente chi esporta oltreoceano. Se vendi anche sul mercato americano, ti consigliamo di leggere l’approfondimento dedicato ai dazi USA per avere il quadro completo delle due sponde.
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